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  • Immagine del redattoreDanila Properzi

La Fede senza le opere



A che giova, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, e qualcuno di voi dice loro: «Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova? Così è pure della fede; se non ha le opere, per se stessa è morta. Ma qualcuno dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere»; mostrami la tua fede senza le tue opere e io ti mostrerò la mia fede con le mie opere. Tu credi che c'è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano. Ma vuoi renderti conto, o insensato, che la fede senza le opere è morta? Tu vedi che la fede operava insieme alle opere di lui, e che per mezzo delle opere la fede fu resa perfetta. (Giac 2.14-20,22)


Giacomo con molta insistenza evidenzia in questi passaggi che la fede DEVE andare a braccetto con le opere. Non si sta parlano di fare opere per ottenere la salvezza, altrimenti starebbe contraddicendo Paolo. Non puoi FARE niente per ottenere la vita eterna se non credere nella morte e resurrezione di Cristo per il perdono dei peccati.

Qui invece sta parlando a chi è già stato salvato ed è nato di nuovo. Una volta salvo, quella fede deve crescere, mantenersi e manifestarsi attraverso le opere.


La frase in particolare “la fede senza le opere è morta” mi è salita alla mente quando ieri ho conosciuto due dinosauri, due pezzi storici della storia cristiana qui in Argentina (ma non solo). Ho conosciuto Juan e Mary Zuccarelli, pastori della chiesa Cristo La Unica Esperanza (Iglesia CLUE – Los Hornos/La Plata).

Siamo stati invitati per ministrare nella loro chiesa. Due persone molto semplici con grande umiltà che ci hanno ricevuto con molto onore, rispetto e attenzione.


Per farvi capire rapidamente chi sono vi porto un articolo scritto su di loro.


Quello stesso anno, mentre passeggiava per La Plata, la sua città natale, Juan Zucarelli ricevette una richiesta dal Signore: "Mi parlò e mi disse che dovevo prestare servizio nelle carceri". Pochi giorni dopo iniziò a lavorare a Olmos, in uniforme e con una pistola. Col tempo si guadagnò la fiducia dei detenuti e delle autorità carcerarie", aggiungono. Zucarelli ricorda: "I primi tempi sono stati molto duri, su 3.000 detenuti solo quattro erano cristiani."

Nel 1985 il pastore organizzò la prima campagna evangelica nell'auditorium del carcere. Vi parteciparono circa 300 detenuti e circa 100 divennero devoti evangelici. Il numero di detenuti che si convertivano aumentava e così cominciarono a "conquistare" i reparti.

"Ciò che è iniziato a Olmos si è diffuso nel resto delle carceri, e il quarto piano in particolare controllava spiritualmente l'intero sistema carcerario della provincia. Quando abbiamo preso il controllo del quarto piano, l'ambiente spirituale del carcere è cambiato", dice Zuccarelli, responsabile del servizio cappellani evangelici dell'Alleanza cristiana delle chiese evangeliche della Repubblica argentina (ACIERA).


A più di 30 anni dall'inizio dell'esperienza, i risultati sono eloquenti: secondo il governo della provincia di Buenos Aires, il 50% dell'intera popolazione carceraria è attualmente evangelica.

"È molto difficile trasformare una persona se non c'è amore", afferma Zuccarelli, che è anche presidente della Federazione dei Consigli Pastorali della provincia di Buenos Aires (FECOPEBA).

"È il terzo Valor Argentino che assegniamo e per noi è molto speciale perché il contributo di Zuccarelli è spirituale, profondamente umanistico e solidale, valori che gli argentini devono recuperare e che sono essenziali per la costruzione della cittadinanza e della nazionalità", ha dichiarato Federico Martelli, uno dei membri dell'istituto che conferisce il riconoscimento" agli argentini che generano valore per trasformare il Paese".


Il tempio evangelico nel carcere di Olmos è oggi il più grande al mondo dietro le sbarre. L'esperienza avviata dal pastore Zuccarelli ha avuto un tale successo da superare i confini del nostro territorio e paesi come Hong Kong, Malesia, Russia, Inghilterra, Germania, Svizzera, India, Stati Uniti, Messico, Perù, tra gli altri, hanno messo in pratica il programma.


Li guardi e vedi una coppia molto amabile, gentile, simpatica, umile. Ma mai ti immagineresti che sono dei giganti che hanno fatto la differenza partendo dalla loro città fino (letteralmente) ai confini del mondo.

E dovrebbe essere sempre così, come disse Giovanni Battista: è necessario che Lui cresca ed io diminuisca (Gv 3.30). Vedi loro, senti le loro storie così incredibili (dove c’è anche quella di un loro amico di Cuba che è stato resuscitato da Dio attraverso il pr Juan!) e non puoi non vedere Dio e la Sua potenza.


È vero, ci hanno raccontato una testimonianza incredibile dietro l’altra, ma è anche vero che per vivere i miracoli di Dio hanno dovuto piegarsi e spezzarsi. Al tempo in cui Dio gli disse che doveva entrare ad evangelizzare nelle carceri, la cappellania non esisteva più di tanto. A malapena una volta a settimana e per un’ora e se c’erano delle rivolte saltava anche quella. Così visto che la porta di pastore cappellano era chiusa decide di entrare come guardia carceraria sopportando sulla propria pelle il bullismo e gli abusi delle autorità del carcere che sapevano la sua vera ragione del suo stare lì. Ma lui ha sopportato conquistandosi la fiducia di chi davvero era il suo obiettivo: i carcerati.

Non aveva la più pallida di come arrivare al loro cuore, di come conquistare la fiducia, fu lo Spirito che giornalmente gli diceva cosa fare. Fu il pioniere in questa area. E oggi, come dice l’articolo “il tempio evangelico nel carcere di Olmos è oggi il più grande al mondo dietro le sbarre.”

Lui ha impiantato chiese dentro le carceri. Di 3000 detenuti in Olmos oggi 1500 sono nati di nuovo. E tra loro alcuni sono diventati pastori. Anche tra chi ha ottenuto il carcere a vita ci sono pastori. Sono prigionieri nel fisico ma nell’anima e nello spirito sono liberi e hanno un proposito e una missione.


Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l'Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza. (Ger 29:11)


Ecco allora che il passaggio di Giacomo prende vita e l’ho visto trasformarsi in carne ed ossa attraverso questa coppia così semplice, così umile, ma allo stesso tempo così centrata, così consapevole della potenza di Dio e dell’autorità che Cristo ha dato a noi come figli.


Ecco allora che tutte le belle frasi, le belle teologie perdono il loro potere quando vedi che non c’è niente di pratico che le sorregga.

L'apostolo Paolo ha avuto le più grandi rivelazioni ma non le ha solo raccontate, le ha vissute, le ha manifestate convertendo un intero continente e lasciando un’eredità senza prezzo.

Mentre oggi, come si stava commentando coi miei compagni di viaggio, si vive il vangelo dei social, dell’apparenza, di chi ha il ministero più grande, di chi ha più “followers” nella propria pagina.

Non si va più a cercare fuori, a predicare, si aspetta che la potenziale nuova pecora entri da sola nell’ovile, o peggio ancora che si sposti da un ovile all’altro.


In verità, in verità vi dico: Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. (Gv 12.24)


Morire a noi stessi e perseguire giornalmente quello che Dio ha preparato per noi solo in questo modo sarà possibile vedere le meraviglie che il Signore ha riservato per noi in questa terra.




P.S. per maggiori approfondimenti sulla storia del carcere di Olmos cliccare qui:



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