• Danila Properzi

Il Luogo, La Pietra e l'Olio

C'è una parashà, una porzione della Bibbia, dove tre parole chiave hanno attirato la mia attenzione e mi hanno portato ad approfondirne lo studio, e sono le tre parole che danno il titolo a questo articolo: Luogo, Pietra, Olio.


"Or Giacobbe partì da Beer-Sceba e se ne andò verso Haran. Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa e in quel luogo si coricò. E sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco, gli angeli di DIO salivano e scendevano su di essa. Ed ecco l'Eterno stava in cima ad essa e gli disse: «Io sono l'Eterno, il DIO di Abrahamo tuo padre e il DIO di Isacco; la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza; e la tua discendenza sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai a ovest e a est, a nord e a sud; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». Allora Giacobbe si svegliò dal suo sonno e disse: «Certamente l'Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo». Ed ebbe paura e disse: «Come è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di DIO, e questa è la porta del cielo!». Così Giacobbe si alzò al mattino presto, prese la pietra che aveva posta sotto la sua testa, la eresse come stele e versò dell'olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Bethel, mentre prima il nome della città era Luz. Poi Giacobbe fece un voto dicendo: «Se DIO sarà con me e mi proteggerà durante questo viaggio che faccio, se mi darà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e ritornerò alla casa di mio padre in pace, allora l'Eterno sarà il mio DIO; e questa pietra che ho eretta come stele, sarà la casa di DIO; e di tutto quello che tu mi darai io ti darò la decima»." (Genesi 28.10-22)


La parola ebraica per luogo è makom, ed essa serve anche ad indicare Dio: HaMakom. I rabbini dicono "Lui è il Luogo del Mondo, ma il Mondo non è il Suo Luogo".

Se leggiamo il versetto in questa ottica è come se Giacobbe si fosse imbattuto in Dio.

Dio è chiamato “Il Luogo” molto più perché Lui è in ogni luogo, ma perché Dio è il grembo in cui la creazione avviene giorno dopo giorno.” (Da “In questo Luogo c’era Dio e io non lo sapevo” di Lawrence Kushner)

Interessante poi vedere che solo nel verso 11 la parola “luogo” è ripetuta tre volte…

v.11 Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa e in quel luogo si coricò.


In questo preciso istante la vita di Giacobbe sta per prendere un’altra piega, sta per vivere un’esperienza che segnerà per sempre la sua vita.

Anche a noi forse sembra che ci imbattiamo “all'improvviso” in Dio. Io mi ricordo che stavo lavorando in un negozio di un centro commerciale nelle Marche quando in quel “luogo” mi sono imbattuta in Dio.

Dio era nel centro commerciale? Dio può stare nel tuo posto di lavoro? Dio può stare nella tua scuola? O la sua presenza si limita solo ai luoghi di culto?

Attenti, la risposta frettolosa potrebbe rivelare la nostra religiosità. Perché se sappiamo che Dio è ogni luogo, perché non ci rapportiamo ad esso come fece Giacobbe dicendo: “Ma nora hamakom hazeh! – Che luogo tremendo è questo!" Perché abbiamo atteggiamenti di santità, di adorazione, di lode, di timore, nel luogo chiesa e non fuori? Anche il nostro corpo è il luogo di Dio eppure lo negligiamo, lo trascuriamo. Così come manchiamo di rispetto ai luoghi intorno a noi, per esempio quando stiamo per strada e buttiamo un mozzicone di sigaretta a terra, oppure una gomma da masticare. E quando insultiamo qualcuno, noi non stiamo forse insultando un “luogo”, uno “spazio”, Dio?

Quando Giacobbe vede quella scala, quell'immagine, lui si sveglia completamente scioccato e dice: Certamente l'Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo.

Cosa avrebbe fatto se lo avesse saputo? Probabilmente non si sarebbe addormentato.

Cominciare a conoscere Dio vuol dire prestare attenzione, essere pienamente presenti dove si è: Svegliarsi.

Ci rendiamo conto, come Giacobbe, che ci siamo addormentati e non ci accorgiamo di quel che accade intorno a noi. Siamo così presi dalle nostre vite che in realtà non le viviamo appieno, guardiamo gli altri ma non li vediamo. Sono del parere per esempio che uno delle cause principali della distruzione di una relazione, sia di amicizia, che di lavoro, che di coppia è la errata comunicazione. L’altro parla e noi non ci preoccupiamo di ascoltare ma di preparare la risposta. Sottovalutiamo il fatto che anche il silenzio fa parte della comunicazione.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.(Zygmunt Bauman)

Quando Giacobbe è da solo, senza più nessuno, senza distrazioni, senza che la sua mente stia a fare elucubrazioni sul fratello, sulla famiglia, sul viaggio, è proprio nel sonno, nel silenzio, che Dio gli parla.

Se imparassimo a guardare l’altro negli occhi, in silenzio, parleremmo meglio di un discorso ben elaborato di mille parole.

Viviamo ma non presenti a noi stessi, presi dalla mente ci perdiamo il divino intorno a noi ed in noi.

Stavo riflettendo a questo quando ebbi una piccola esperienza con la macchina un po' di tempo fa.

Stavo in macchina, tornando a casa, quando all'improvviso sento un rumore forte venire dall'auto. Non riesco a capirne la provenienza, se avevo preso qualcosa o se avevo bucato una ruota, non riuscivo a dirlo con certezza. Mi accosto immediatamente, metto le quattro frecce e scendo. Guardo le ruote, nulla; vedo se si è agganciato qualcosa sotto, nulla di nuovo; apro il cofano davanti per vedere il motore, niente neanche qui. A quel punto si accosta una station wagon, a guidarla è un uomo tra i 45-50 anni con al lato del passeggero il figlio adolescente. "Signora tutto ok? Ha bisogno di aiuto?" "Sinceramente, non lo so, ho sentito un rumore forte, pensavo fosse la ruota ma non lo è..." "Ma vuole aiuto?" "Guardi, se lei ci capisce di motori, allora sì, perché io non so proprio cosa possa essere..." Così il signore mette bene la macchina davanti alla mia e scende per vedere cosa può fare, anche il figlio scende ma rimane un po' a distanza, non aveva l'aria scocciata, ma sicuramente gli imprevisti non sono mai piacevoli. Mi chiede se si accende qualche spia e se il motore riparte. Così risalgo in macchina per controllare ma come metto mano alle chiavi ho la netta sensazione, non so come spiegarvela, ma so che non solo la macchina sarebbe ripartita ma che non avesse niente, e così è stato. Il motore si è acceso come se niente fosse e senza rumori sospetti. Sono così scesa dalla macchina per ringraziarlo. "Dio la benedica davvero per essersi fermato, non è da tutti al giorno d'oggi un gesto così altruista, la ringrazio tanto, senza contare che ha anche dato un bell'esempio a suo figlio." Il figlio mi sorride, un sorriso che faceva capire che era fiero del papà. "Sa," dice il padre, "uscivo di casa e l'ho vista fermarsi, così ho pensato subito di venire a vedere se avesse bisogno di aiuto." Una persona del tutto sconosciuta che mi ha visto in difficoltà e mi ha considerato come una sua priorità. L'ho trovato bellissimo.

Prima che il rumore iniziasse stavo proprio pensando al concetto di HaMakom, al Dio che permea (impregna, riempe completamente) ogni spazio. In questa coscienza, quando l’uomo si è fermato per aiutarmi, quando ha detto che mi ha visto e ha preso la decisione di aiutarmi, il suo corpo, le sue azioni, la sua mente, tutto era proiettato verso di me. Tornando a casa non ho potuto trattenere le lacrime dalla commozione. Perché L’ho visto. Ho visto Dio nei suoi occhi, e non è per farmi passare da super spirituale, perché credo che questo è uno stato di coscienza che tutti abbiamo la possibilità di raggiungere ma che richiede allenamento. Svegliarsi e mantenersi sveglio. Non si tratta di spiritualizzare tutto, perché così si cadrebbe facilmente nel fanatismo e nell'errore, si tratta di vedere, di essere riempiti, di essere grati.

Ma torniamo a Giacobbe cosa è successo prima che il sogno accadesse? Una volta arrivato nel Luogo, cosa ha fatto Giacobbe?

Si è coricato, si è disteso si è abbandonato a quel luogo ponendo sotto la testa una pietra.

v.11 Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa e in quel luogo si coricò.

Ecco la seconda parola che mi ha colpito in questa parashà e che rappresenta un’altra chiave importante. A che pro, farmi sapere che Giacobbe prese una pietra e se la mise sotto la testa?

Il testo in ebraico recita: Avené HaMakom. Con il gioco di parole che abbiamo visto prima potremmo tradurre la frase in questo modo: la pietra di Dio. Giacobbe prese la Pietra di Dio.

La pietra è una figura profetica che si ripete molto nel Vecchio e Nuovo Testamento e che rivela il Messia.

Fu su una even che Dio incise i suoi comandamenti.

Fu con la even che Davide sconfisse il Filisteo.


La pietra che gli edificatori avevano rigettata, è divenuta la pietra angolare. (Salmo 118.22)


La testa di questa immagine era d'oro fino, il suo petto e le sue braccia erano d'argento, il suo ventre e le sue cosce di bronzo, le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro e in parte d'argilla. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò, ma non per mano d'uomo, e colpì l'immagine sui suoi piedi di ferro e d'argilla e li frantumò. Allora il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro furono frantumati insieme e diventarono come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via e di essi non si trovò più alcuna traccia. Ma la pietra che aveva colpito l'immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra. (Daniele 2.32-35)


Giacobbe poi prende l’olio e unge questa pietra. Cristos in greco, o Maschiach in ebraico, vuol dire unto. È un atto profetico che dice che un giorno, la Pietra unta dal proprio Dio verrà a stabilirne il regno.


Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non la potranno vincere. (Mt 16.18)


E qual era la pietra sopra la quale sarebbe stata edificata la chiesa? La risposta è nella frase che dice un istante prima Pietro:

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». (v.16) Tu sei Petros e sopra questa petra, ossia tu sei un sasso, un frammento di questa roccia, fai parte di questa roccia, ne hai l’essenza ma non sei la roccia, la roccia è Yeshùa HaMaschiach. Gesù il Cristo, Gesù la pietra unta da Dio.

E lo stesso Pietro capisce Chi è questa Pietra tant'è che nelle sue lettere scriverà:


Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio (1 Pietro 2.4)

La parola Even possiamo dividerla in due parole: AV (alef e Bet a destra) + BEN (Bet e Nun a sinistra) dove AV vuol dire Padre e Ben vuol dire Figlio.

Lo vedete? Che meraviglia... In quella Pietra c’è il Padre e il Figlio.

Dove si pone Giacobbe primariamente questa pietra? Sulla testa.

In totale abbandono, in silenzio, con il Cristo in testa. Con la Parola di Dio nella mente.


Come ho detto, mi sono imbattuta per caso in Dio nel Luogo Centro Commerciale. Un uomo mi ha cominciato a parlare del Signore e le sue parole mi sono, appunto, entrate in testa. Fu in quel momento che la mia vita cambiò per sempre.

Anche la parola pietra in questa parashà viene citata per 3 volte. V.11; v.18; v.22

Mettendoli a confronto mi rendo conto che qualcosa di straordinario accade con questa pietra.

1. V.11 è sotto la testa

2. V.18 diventa una stele, un altare un memoriale

3. V.22 diventa Bethel – Bet+El – la casa di Dio

La pietra passa attraverso un processo, eppure essa non cambia. La pietra è sempre la stessa in dimensione, colore, forma, consistenza. Come Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e per sempre (Ebrei 13.8).

Allora cosa cambia? Chi riguarda il processo? Giacobbe. È il suo rapporto nei confronti della pietra che subisce un processo, un cambiamento, un’evoluzione.

In un determinato luogo ti imbatti in Dio e la Sua Parola entra nella tua testa.

Dio permea ogni luogo, quindi a lungo della tua esistenza lo percepisci. Ma qual è stato il luogo dove tu ti sei svegliato? Dove, dopo averlo finalmente percepito, ne è scaturita un’azione, un cambio di rotta?

Giacobbe si è svegliato DOPO essersi adagiato su una pietra. Prima non aveva capito il luogo, non aveva capito dove si trovasse finché il riposare su quella pietra ha permesso che le Parole di Dio penetrassero nel suo intimo.

Così Giacobbe si sveglia, si desta dal suo torpore, dalla preoccupazione del quotidiano, di piacere a mamma, di ottenere la primogenitura, di cucinare e chissà quant'altro, e finalmente percepisce che intorno a lui c’è qualcosa di più grande per cui vale la pena vivere.

A seguito di ciò fa un’azione corrispondente a questo risveglio: riconosce il Luogo, e diciamo, onora la pietra, la fa diventare importante ai suoi occhi, la unge.

Una volta che la Parola ha fatto radice nel nostro cuore ci deve essere un’azione corrispondente, si deve vedere l’inizio del processo di cambiamento. Per questo io sono del parere che non è possibile che una persona sia cristiana, nel senso di nata di nuovo, quando tutto quello che fa mostra l’esatto contrario. Una volta entrata la Parola, ecco che inizia un cambiamento radicale dentro di noi.

In questo passaggio c’è un elemento importante, l’olio: Semen.

Composto dalla lettera Shin che rappresenta il fuoco, lo Spirito, dalla Mem che rappresenta l’acqua, la Parola, e la Nun sofit, la nostra fede, noi in piedi davanti a Dio.

L’olio è il nostro impegno, la nostra santificazione, il nostro sacrificio.

A quel punto e solo a quel punto quella pietra può diventare Bethel, la casa di Dio. Non è più qualcosa che sta nella mente, non è più solo qualcosa che si fa, si trasforma in qualcosa che si è.

Io non so quanti di noi possono dire con tutta certezza di essere Bethel, la casa di Dio. La casa è per antonomasia il luogo sicuro, dove si è se stessi, dove si sta comodi. Pensando a questo ho chiesto a me stessa e la stessa domanda la faccio anche a voi: Dio è a proprio agio in questa casa, in me? È felice?

Se la risposta è no, non deve partire l’autoflagellazione bensì la riflessione e un’azione relativa. Analizziamoci e domandiamoci: Perché no? Cosa posso cambiare? In cosa sto mancando? Già lo so che manco in qualcosa? E allora cosa mi impedisce di togliere quell'ostacolo? La Pietra di Dio, la Parola è costantemente nella mia testa e nel mio cuore?

Queste domande mi permettono di essere presente a me stesso, di non far sì che il tempo, la vita, mi scivoli addosso ed io la viva assopita ed in modo mediocre.


Dio è Luogo e la Pietra al giorno d’oggi, e soprattutto nel nostro bel Paese, è facile trovarla, a noi spetta svegliarci, riconoscere, ungere, agire, essere.

Che possiamo crescere tutti e che il processo non incontri mai la nostra stanchezza o il nostro dubbio!

Shalom

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