• Danila Properzi

Corona virus: dimostrare la propria fede o seguire le norme del governo?


È corretto sospendere le riunioni nei luoghi di culto a causa del coronavirus o questa scelta è vista come una mancanza di fede?

È un momento molto delicato per la Chiesa di Cristo e per la nostra nazione, anzi per tutte le nazioni coinvolte in questo pandemia. A quanto pare per evitare la diffusione del coronavirus non dobbiamo stare a meno di un metro di distanza, non possiamo abbracciarci, baciarci, darci la mano e dobbiamo evitare i luoghi affollati. Insomma, separati, lontani, isolati, questa è la conseguenza.

Si è parlato di fede in questi ultimi giorni riguardo al virus, e sui social ho letto svariati post alquanto controversi, uno tra questi è quello: “io non temo il coronavirus perché il sangue di Cristo ha potere.” Ecco, questa affermazione la considero molto controversa, perché se da una parte è vero che il sangue di Cristo ha potere per guarire, e la Bibbia è piena di esempi al riguardo, dall'altra parte però avere fede non vuol dire che una volta ricevuto Cristo diventiamo automaticamente dei super eroi invincibili, immuni a qualsiasi malattia. Conosco persone che nella loro vita non si sono mai ammalate, neanche un mal di testa, proprio a motivo della loro fede. Ma, ammettiamolo...il loro non è un livello di fede che hanno tutti. La fede ha misure diverse per ogni persona (Ro 12.3) e cresce col tempo. Il centurione (Mt 8) credeva che bastava una parola di Gesù per far sì che lo schiavo fosse guarito, la donna dal flusso di sangue (Mt 5) invece credeva nel tocco di Cristo, posso dire che non ha creduto abbastanza? Assolutamente no! Lo stesso Gesù elogia la grandezza della sua fede. La fede ha misure individuali e cresce quanto più la persona mette in pratica i precetti divini. La stessa persona può avere molta fede in un’area e meno in un’altra.

Allora cosa fare? Abbracciare le promesse di Dio? O osservare le norme civiche e le disposizioni governative?

Io sono sempre stata del parere che l’equilibrio è fondamentale per un cristiano che vuole vivere una vita secondo le indicazioni bibliche. Quindi mi domando… perché una cosa esclude necessariamente un’altra?

Prendiamo per esempio l’insegnamento che Paolo da riguardo al mangiare le cose consacrate agli idoli nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 8.


“Perciò quanto al mangiare le cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che l'idolo non è nulla nel mondo; e che non vi è alcun altro Dio, se non uno solo. E infatti, anche se vi sono i cosiddetti dèi sia in cielo che in terra (come vi sono molti dèi e molti signori), per noi c'è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi in lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale sono tutte le cose, e noi esistiamo per mezzo di lui. Ma la conoscenza non è in tutti; anzi alcuni, avendo finora consapevolezza dell'idolo, mangiano come di una cosa sacrificata all'idolo; e la loro coscienza, essendo debole, ne è contaminata. Ora un cibo non ci rende graditi a Dio; se mangiamo, non abbiamo nulla di più, e se non mangiamo, non abbiamo nulla di meno. Badate però che questa vostra libertà non divenga un intoppo per i deboli. Perché se qualcuno vede te, che hai conoscenza, seduto a tavola in un tempio di idoli, la coscienza di lui, che è debole, non sarà forse incoraggiata a mangiare le cose sacrificate agli idoli? E così, a causa della tua conoscenza, perirà il fratello debole, per il quale Cristo è morto. Ora, peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Perciò, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non scandalizzare il mio fratello.” (1Co 8.4-13)


La persona ha fede e conoscenza sufficiente per capire che Dio è al di sopra di ogni cosa e che mangiare quel cibo consacrato ad un idolo non avrà nessun effetto su di lui, ma poi Paolo dice che esistono FRATELLI che a questa comprensione, a questo livello di fede (giacché la fede viene dall'udire e udire la Parola di Dio) non sono ancora arrivati, quindi conclude dicendo: NON MANGIARE perché la vita di tuo fratello è più importante!

Il Signore mi dice di avere fede, ma allo stesso tempo di preservare il mio corpo, la mia anima e il corpo e l’anima di mio fratello. Nell'ebraismo c’è un principio noto come Pikuach Nefesh (preservare, salvare, salvaguardare l’anima, la vita) secondo cui: dove esiste un pericolo, le leggi della Torah possono essere violate per salvare la vita di un ebreo.

Mentre la Torah fa di tutto per dirci quanto siano importanti i comandamenti, l'inizio della Torah anticipa che salvare la vita umana sarà sempre più importante: “E Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio, lo creò". (Genesi 1:27) Chiaramente, la vita di un essere umano è speciale e unica, e come risulterà più chiaro nella Torah, richiede conservazione oltre ogni altra cosa.

Lo studioso del XII secolo Maimonide, osserva al versetto di Levitico 18: 5: "Osserverete i miei statuti e i miei decreti, mediante i quali, chiunque li metterà in pratica, vivrà. Io sono l'Eterno." Il saggio Rabbi Akiva commenta che il versetto dice "chiunque le mette in pratica vivrà" - non "morirà". Incluso in ogni mitzvah c’è la precedenza della vita umana. Per capirci: rispetta lo shabbat, ma se devi violare le sue leggi per eseguire un intervento salvavita o portare qualcuno in ospedale, fallo.

Stiamo creando una società basata sui principi di Pikuach Nefesh, dove tutti cercano la vita, la sicurezza e il benessere dello "straniero e del cittadino" che ci circonda? Oppure per dimostrare che noi abbiamo fede mettiamo in situazione di rischio chi questa fede ancora non l’ha raggiunta?

Ecco allora che la mia conclusione e il mio consiglio (sebbene non richiesto) è questo: nel rispetto della nostra amata Nazione, nel rispetto di tutti i credenti di tutti i livelli di fede, che tutti i leader cancellino conferenze, culti, e altri incontri in questo periodo difficile, che sostengano la propria chiesa, la Chiesa di Cristo e i governi in preghiera e, per evitare di lasciare da sola la propria comunità, organizzino riunioni usando la tecnologia. Da casa, in sicurezza, predicando la Parola di Dio. Credetemi, l’unzione di Dio non conosce barriere e corre più veloce di qualsiasi fibra ottica! P.S. ulteriore consiglio: usate skype, o meglio ancora Zoom per le vostre riunioni ;) .

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now