Uscendo dal sepolcro #2 (i discepoli di Emmaus)

April 16, 2018

 

 

  "Ora nel primo giorno della settimana, al mattino molto presto"

È più o meno così che tutti gli evangelisti iniziano il racconto di quella straordinaria giornata. Una giornata che ha cambiato, sta cambiando e cambierà ancora la vita di milioni e milioni di persone.

Quel giorno è un giorno pieno di incontri importanti. Nel primo articolo abbiamo visto il primo incontro: quello con le donne.

In questo articolo invece andremo a vedere il secondo incontro: quello con i discepoli a cammino di Emmaus.

 

L’evangelista Marco fa solo un accenno di questo fatto.

Dopo queste cose, apparve in altra forma a due di loro, che erano in cammino verso la campagna. (Mc 16.2)

 

È Luca invece ad offrirci molti dettagli.

 

In quello stesso giorno, due di loro se ne andavano verso un villaggio, di nome Emmaus, distante sessanta stadi da Gerusalemme. Ed essi parlavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Or avvenne che, mentre parlavano e discorrevano insieme, Gesù stesso si accostò e si mise a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti dal riconoscerlo. Egli disse loro: «Che discorsi sono questi che vi scambiate l'un l'altro, cammin facendo? E perché siete mesti?». E uno di loro, di nome Cleopa, rispondendo, gli disse: «Sei tu l'unico forestiero in Gerusalemme, che non conosca le cose che vi sono accadute in questi giorni?». Ed egli disse loro: «Quali?». Essi gli dissero: «Le cose di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e parole davanti a Dio e davanti a tutto il popolo. E come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno consegnato per essere condannato a morte e l'hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto questo, siamo già al terzo giorno da quando sono avvenute queste cose. Ma anche alcune donne tra di noi ci hanno fatto stupire perché, essendo andate di buon mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono tornate dicendo di aver avuto una visione di angeli, i quali dicono che egli vive. E alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato le cose come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».  Allora egli disse loro: «O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro. E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?». In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme. Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».  Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane. (Lu 24.13-35)

 

Non sappiamo oggi dove sia esattamente questa città, ma è molto probabile che fosse lontana tra i 20 e i 40 km da Gerusalemme.

I discepoli vanno verso Emmaus, e poiché hanno sentito il resoconto delle donne, deduco che stavano lasciando Gerusalemme.

 

L’incontro è molto interessante perché Yeshua si accosta a loro e coprendo il loro intendimento, così da non riconoscerlo, chiede informazioni.

A questa richiesta i discepoli fanno una sintesi ben accurata dei fatti. Ma quando è Yeshua che inizia a parlare, riesci a percepire che l’atmosfera cambia.

 

E questo particolare mi ha fatto riflettere. Questi due discepoli, di cui conosciamo il nome solo di uno, Cleopa, hanno in poche parole detto parte del Vangelo, la Buona Novella. Una telecronaca concisa ma povera di tutto.

Mi hanno fatto venire in mente tante persone che si riempiono la bocca di versi e versettini, di teologie e dottrine di cui però è possibile percepire, ascoltandoli, un vuoto. L’ intendimento di questi oratori è chiuso, come quei due discepoli che hanno Yeshua davanti e non lo riconoscono. Questa rappresenta per me un’immagine fedele della religiosità: è un vedere senza sapere andare oltre, un udire senza però capire, un memorizzare senza però comprendere.

Coloro poi che si trovano ad ascoltare i lunghi monologhi di queste persone riescono a vedere chiaramente il loro vuoto, riescono a percepire che è solo uno strumento che fa rumore ma che non emette suono, non c’è melodia, non c’è musica.

 

Dopo aver seminato la Parola nel loro cuore, Yeshua “finge” di andar via. Li stava mettendo alla prova. Se la parola seminata avesse incontrato un terreno fertile lo avrebbe visto subito, perché quando si conosce la Parola si vuole sapere di più. Ma il Signore non ci impone mai la Sua presenza. Il Suo desiderio è rimanere con noi, ma siamo noi che lo dobbiamo chiamare, noi dobbiamo desiderare, noi dobbiamo aprirgli la porta. Ma i loro occhi sono ancora coperti.

 

E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. (Lu 24.30,31a)

 

La comunione con Dio ha tanti strati. Sicuramente quando preghiamo, quando lodiamo stiamo avendo comunione con Lui. Ma una profonda comunione dipende anche da quanto ci mettiamo profondamente a nudo davanti a Dio.

 

La lampada del corpo è l'occhio; se dunque l'occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato, ma se l'occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso; se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre! (Mt 6.22,23)

 

Abbi pietà di me, o Eterno, perché sono angosciato; il mio occhio, la mia anima e le mie viscere sono consumati dal dolore. (Sl 31.9)

 

Molti di noi danno a Dio la loro mente, la loro razionalità, il loro intendimento, la loro logica. Ricevono le direttive di Dio e la approvano mentalmente. Frequentano i culti, fanno tutti i loro “doveri religiosi”, ma la parte della loro anima quella  più buia, quegli atteggiamenti, reazioni, quel carattere che non sta in armonia con Dio, la tengono per sé. Ecco perché ci sono persone, che vanno in chiesa da vent'anni e più, che conoscono la Bibbia meglio di tante altre persone, e nonostante ciò non sono mai cambiate, nonostante ciò i loro occhi ancora non brillano, ancora non sono aperti.  

 

Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza. (Sl 42.5)

 

Anima mia, riposati in DIO solo, perché la mia speranza viene da lui. (Sl 62.5)

 

Venite e ascoltate, voi tutti che temete DIO, e io vi racconterò quel che egli ha fatto per l'anima mia. (Sl 66.16)

 

Davide parlava alla sua anima e della sua anima. Sapeva, riconosceva il suo stato, e la esortava a confidare in Dio. Davide, conosciuto come l’uomo secondo il cuore di Dio (1Sa 13.14), aveva il coraggio di fare una preghiera straordinaria:

 

Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri; e vedi se vi è in me alcuna via iniqua, e guidami per la via eterna. (Sl 139)

 

I nostri occhi si apriranno e brilleranno sempre di più quando avremo il coraggio di far sì che Dio attraverso la Sua Parola illumini anche quella parte del nostro essere, della nostra anima, che neanche noi abbiamo coraggio di andare ad esaminare, quella parte che preferiamo credere che non esista.

 

I due discepoli di questo racconto stavano lasciando Gerusalemme, stavano lasciando gli altri discepoli, camminavano verso Emmaus delusi perché le cose non erano andate come si aspettavano, increduli perché non hanno creduto al messaggio rivoluzionario delle donne.

È un po’ il cammino che abbiamo fatto o che molti stanno facendo. Ma arriverà il giorno in cui Yeshua, o un suo messaggero, si avvicinerà a noi, ci esorterà, ci insegnerà.  Se poi decideremo di farlo rimanere con noi per entrare in un livello più profondo di comunione, beh, quello dipenderà solo da noi, da quanto siamo disposti a mettere la nostra anima e il nostro cuore sotto la luce della Sua Parola.

 

Protendo le mie mani verso di te; la mia anima è assetata di te, come una terra arida. (Sl 143.6)

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