Religione vs Relazione

November 28, 2017

 

Si sente spesso affermare, e direi anche con un pizzico di fierezza, la frase: "io non credo in un Dio di religione ma in un Dio di relazione". Un'affermazione che volutamente porta la persona che lo dichiara a distinguersi da tanti altri.

Ma c'è una differenza tra loro? Mi sono posta questa domanda e ho deciso di mettere a confronto questi due aspetti.

 

Religione:

Nella Bibbia italiana troviamo questa parola 4 volte.

At 25.19 (1); 26.5; Gm 1.26,27 (2).

 

(1) Deisidaimonia - che ha un senso positivo: riverenza verso gli spiriti; e uno negativo: superstizione.

(2) Threskeia - adorazione religiosa esternata attraverso riti e cerimonie, discipline.

Threskeia indicava la modalità formale con cui andava celebrato il culto a favore degli dèi. Scopo del culto religioso greco era infatti quello di mantenere la concordia con gli dèi: non celebrare loro il culto significava provocarne l'ira, da qui il "timore della divinità" che lo stesso culto provocava in quanto connesso con la dimensione del sacro.

 

Se andiamo al di fuori della sfera biblica troviamo che il primo a darne un significato fu Cicerone.

Secondo Cicerone la parola originerebbe dal verbo relegere, ossia "ripercorrere" o "rileggere", intendendo una riconsiderazione diligente di ciò che riguarda il culto degli dèi.

Lucrezio fece invece derivare religio dalla radice di re-ligare, nel significato «dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche», derivazione che fu poi ritenuta tale anche da Lattanzio e Servio (però col significato di «legarsi nei confronti degli dei»).

 

Secondo invece il nostro dizionario, la religione è:

"Complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso." (Enciclopedia Treccani)

 

Relazione

O anche rapporto.

È un vincolo, un legame reciproco, un rapporto fra due o più persone.

La relazione umana è l'incontro reciproco di conoscenza dell’altro ed autoconoscenza che può portare benessere e continuità nella relazione che viene ricercata e voluta. È un voler sentire, sperimentare la presenza dell’altro e la presenza di se stessi per l’altro.

 

Già solo queste due spiegazioni messe a confronto fanno emergere la prima, e credo posso dire la principale, differenza. Nella religione è l'uomo che fa, che crea, è una pratica a senso unico. Abbiamo una religione quando l'uomo stesso crea tradizioni, routine, compiti, esigenze affinché il seguace possa essere qualificato per avere un contatto con Dio. Una strada a senso unico che tenta arrivare dal basso verso l'alto. La relazione, d'altro canto invece, è una strada a doppio senso dove esiste uno scambio reciproco.

 

La Bibbia è l'unico strumento autorevole che ci può dire cosa piace a Dio e cosa no. Non ci sono libri, non ci sono famigerati testi teologici, solo la Bibbia risponde e spiega esattamente cosa deve esserci tra Dio e l'uomo. Gli altri testi possono venirci in supporto, ma mai in sostituzione.

 

Il profeta Isaia, ispirato da Dio scrive:

 

«Che m'importa la moltitudine dei vostri sacrifici, dice l'Eterno. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri non lo gradisco. Quando venite a presentarvi davanti a me, chi ha richiesto questo da voi, che calpestiate i miei cortili? Smettete di portare oblazioni inutili; l'incenso è per me un abominio; non posso sopportare i noviluni e i sabati, il convocare assemblee e l'iniquità assieme alle riunioni sacre. Io odio i vostri noviluni e le vostre feste solenni; sono un peso per me, sono stanco di sopportarle. (Isaia 1.11-14)

 

Chi vive nella religiosità ciò che più valorizza sono i suoi sacrifici fatti a Dio, le sue ore spese per il Signore, le sue preghiere, i suoi digiuni, le volte che si alza presto per pregare, il fatto che non manca mai in chiesa.

Ma è nello stesso capitolo che Dio spiega cosa vuole:

 

Venite quindi e discutiamo assieme, dice l'Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. (Isaia 1:18)

 

"Discutiamo assieme". Chi è il Dio che lo dice? Un Dio che vuole una relazione.

Possiamo paragonarlo a quei genitori che spendono ore e ore per il lavoro, per guadagnare soldi ma poi non stanno mai in casa e non passano tempo con quei figli che dicono di amare. Nelle priorità dei figli c'è il tempo coi genitori e poi tutto il resto. E se questi figli provano a dire che l'amore, un rapporto, uno scambio, una relazione è mancata loro, questi genitori sono pronti a dargli degli ingrati, mentre questi figli avrebbero preferito un telefonino in meno e un'ora in più da passare insieme.

 

La religiosità è un concetto che ci pervade in ogni area. Ci riempiamo di abitudini, routine, impegni vari, convinti che questa è l'unica cosa corretta da fare, quando tutto quello che serve è un "semplicemente noi" senza foglie di fico a coprire i nostri sbagli, i nostri limiti.

Perché ecco cosa significa la foglia di fico, è l'arroganza di credere di sapere cosa è corretto fare.

 

Samuele disse: "Gradisce forse l'Eterno gli olocausti e i sacrifici come l'ubbidire alla voce dell'Eterno? Ecco, l'ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni." (1Samuele 15:22)

 

Dio vuole essere ascoltato, e di conseguenza ubbidito, più di ogni altra cosa.

È come una moglie che dice al marito di amare i tulipani, e il marito una volta a settimana gli regala rose. E lui si fa grande con gli amici perché è convinto di essere un marito premuroso e generoso. E agli occhi dei più è così che appare, vedono la forma esterna e non sanno che la moglie ha invece chiesto un'altra cosa.

E così con Dio. Chi ti vede da fuori può anche pensare che sei una persona pia e timorosa, ma in realtà facciamo cose che Dio non ha chiesto.

 

Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per essere da loro ammirati; altrimenti voi non ne avrete ricompensa presso il Padre vostro, che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. Anzi quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina si faccia in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa palesemente. E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate in questa maniera: "Padre nostro…" (Matteo 6.1-9a)

 

L'ipocrita che qui viene descritto, agisce per mettere a posto la propria coscienza, per attirare l'attenzione su di sé, per avere una forma di riscatto, per sentirsi migliore rispetto al prossimo. Insomma tutto ciò che fa riguarda sé stesso e non di certo Dio.

 

Ma solo colui che è figlio può dire: Padre Nostro.

È intimo, è colloquiale, è a tu per tu.

La religiosità è fatta di tante parole scontate, secche, ovvie, senza anima.

Ma in una relazione le parole sono solo quelle essenziali, semplici, piene di verità, di sentimento, di sincerità.

La religiosità sono i sepolcri imbiancati, come diceva Gesù, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. (Matteo 23.27)

 

Il problema della religione è proprio questo, non arrivano mai al cuore della questione ma modificano il proprio comportamento con una lunga lista di cose da fare.

Se poi un religioso ti vede mancare in uno di questi compiti "fondamentali" allora vieni additato, giudicato e infine squalificato.

 

È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori". (Luca 7.34)

 

Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. E, stando ai suoi piedi, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l'olio profumato. Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona è la donna che lo tocca, perché è una peccatrice». (Luca 7.37-39)

 

Il religioso è accecato dalla lista del "fare e non fare" e non è mosso dalla compassione o dalla giustizia divina.

Gesù accusò i religiosi del suo tempo chiamandoli di ipocriti.

Ipocrisia è fingere di avere credi, virtù, idee e sentimenti che in realtà non si posseggono. La parola deriva dal latino hypocrisis e dal greco hupokrisis entrambi col significato della recita, della rappresentazione di un attore, una finzione (nel senso artistico). Questa parola più tardi venne usata per indicare le persone che fingono nei loro comportamenti.

 

Allora gli scribi e i farisei di Gerusalemme vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli anziani? Poiché non si lavano le mani prima di mangiare». Ma egli rispose e disse loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione? Dio infatti ha comandato così: "Onora il padre e la madre"; e ancora: "Chi maledice padre o madre sia punito con la morte". Voi invece dite: "Chiunque dice al padre o alla madre: Tutto ciò con cui potrei sostenerti è stato offerto a Dio", egli non è più obbligato a onorare suo padre e sua madre. Così facendo, voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione. Ipocriti, ben profetizzò di voi Isaia, quando disse: "Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. E invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini"». (Matteo 15.1-9)

 

La religiosità è un paraocchi, non ti fa vedere il senso profondo delle cose, la loro ragion d'essere, è come focalizzarsi su un determinato oggetto senza però sapere perché sta lì, ecco quindi che l'oggetto diventa più importante del motivo della sua esistenza. È fissarsi sul comandamento in modo legalista perdendo di vista il motivo per cui è stato dato quel comandamento.

 

Or egli insegnava in una delle sinagoghe in giorno di sabato. Ed ecco vi era una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito di infermità, ed era tutta curva e non poteva in alcun modo raddrizzarsi. Or Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». E pose le mani su di lei ed ella fu subito raddrizzata, e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse guarito in giorno di sabato, si rivolse alla folla e disse: «Vi sono sei giorni in cui si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire e non in giorno di sabato». Allora il Signore gli rispose e disse: «Ipocriti! Ciascun di voi non slega forse di sabato dalla mangiatoia, il suo bue o il suo asino per condurlo a bere? Non doveva quindi essere sciolta da questo legame, in giorno di sabato, costei che è figlia di Abrahamo e che Satana aveva tenuta legata per ben diciotto anni?». (Luca 13.10-16)

 

Ecco perché la religione ingessa, divora, perché riempie l'uomo di compiti da fare di cui non solo non ne capisce il senso, ma in caso di non osservanza ne viene aggravato col senso di colpa, e accusato da chi sta lì in piedi con la lista in mano e il dito puntato.

 

Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi. (Matteo 23:13)

 

Gesù accusò a chiare lettere i religiosi dicendo che la tradizione degli uomini era diventa più importante della Parola di Dio. E oggi non è differente. Viviamo in un paese che si dice "cristiano" ma ha il più alto tasso di analfabetismo biblico. Non si conosce la volontà di Dio resa accessibile a tutti attraverso le Sacre Scritture, eppure... eppure tutti conoscono invece i dogmi, le dottrine, le tradizioni degli uomini, i quali si sono affaticati per spacciarle come divine, senza che nessuno contesti, senza che nessuno obietti, senza che nessuno si ponga domande. 

 

Ma per chi cerca Dio non deve essere così.

 

Molto tempo fa l'Eterno mi è apparso, dicendo: «Sì, ti ho amata di un amore eterno; (Geremia 31:3)

 

Amore eterno... significa che non ha inizio, né principio, né fine...

Il suo amore eterno è il motivo per cui ci ha messo al mondo. Il suo amore eterno ha soffiato nell'Adam il soffio di vita, non perché volesse impegnarlo in cerimonie, riti e tradizioni varie, ma per avere un rapporto, per parlarci, per condividere.

È come quel genitore che decide di mettere al mondo un figlio per amore, e non certo per essere servito e riverito quando sarà anziano. 

 

Invocami e io ti risponderò, e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci. (Geremia 33:3)

 

"È il Dio che cerca Adamo quando sbaglia, è quel padre che corre verso il figlio prodigo, è colui che va alla ricerca della pecora perduta, e soprattutto è il Dio che muore sulla croce. Dio odia l'idea di saperti lontano da lui." (Pr. Drummond Lacerda)

 

Per questo Dio nei suoi comandamenti specifica in modo inequivocabile:

Non vi farete idoli, non vi erigerete immagini scolpite o alcuna stele e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono l'Eterno, il vostro DIO. (Levitico 26.1)

 

Hanno bocca ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, hanno naso ma non odorano, hanno mani ma non toccano, hanno piedi ma non camminano; con la loro gola non emettono suono alcuno. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano. (Salmo 115.5-8)

 

Le statue simboleggiano perfettamente la religiosità perché come loro anche essa è fatta da uomini, anche essa è statica, anche essa è illusoria, anche essa è vanità e anche essa non porta alla salvezza.

 

A chi vorreste assomigliare Dio e quale immagine gli mettereste a confronto? (Isaia 40:18)

 

Ecco ciò che non ci riesce facile da comprendere, Dio è Spirito, Dio è invisibile. Nonostante ciò, non ha occhi eppure vede, non ha orecchie eppure ascolta, non ha bocca eppure parla, non ha naso eppure odora, non ha mani eppure tocca, non ha piedi eppure cammina.

Dio è vivo.

 

L'unica immagine viva e reale esistente al mondo e per l'eternità è stata quella che Lui stesso ha deciso di mostrarci:

 

Rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio, in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e il perdono dei peccati. Egli è l'immagine dell'invisibile Dio, il primogenito di ogni creatura. (Colossesi 1.12-15)

 

Ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:12,13)

 

Attraverso Cristo io vedo il Padre. E il Padre mi chiama: figlio. Non schiavo, ma figlio. Gesù mi chiama di fratello e amico. Accorcia le distanze, non più un Dio lontano ma un Dio vicino. Talmente vicino che dimora in noi:

 

Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui. (Giovanni 14:23)

 

Ed è da questa posizione che gli parliamo, che lo adoriamo, che lo onoriamo. Non un Dio di fuori, ma un Dio di dentro. E da questa prospettiva Dio ci guarda, ci sonda, ci aiuta a crescere, a spogliarci del vecchio uomo e a riflettere la Sua immagine.

 

Non preghiamo perché dobbiamo, preghiamo perché vogliamo parlare con Lui.

Non andiamo in chiesa perché dobbiamo, andiamo in chiesa perché vogliamo avere comunione con il suo Corpo.

Non studiamo le Sacre Scritture per riempirci di parole e ostentare cultura, la studiamo perché vogliamo a tutti i costi conoscere la Sua volontà.

Non osserviamo i comandamenti per paura ma perché Lo amiamo e sappiamo che quei comandamenti sono lì per noi e non contro di noi.

Non li applichiamo in modo legalista diventandone schiavi, ma li mettiamo in pratica sapendo che dietro ognuno di essi c'è la grazia e la misericordia di Dio.

Non alziamo le braccia in adorazione per farci vedere dagli altri, ma le alziamo in totale abbandono come se stessimo per ricevere un abbraccio.

 

Come si passa allora da una religione ad una relazione? Togliendo la maschera che per molti anni ha coperto il nostro volto, abbandonandoci a Lui, completamente spogliati di noi stessi con tutte le nostre debolezze e paure e fare nostre le parole:

 

Poiché questo DIO è il nostro DIO in eterno, sempre; egli sarà la nostra guida fino alla morte. (Salmi 48:14)

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