Chi è il mio prossimo?

April 26, 2017

 

Avete mai sentito l'espressione "fare il buon samaritano"? Ebbene, questa espressione viene fuori da una parabola che il proprio Gesù racconta per rispondere ad una domanda precisa che gli viene fatta, da cui scaturisce il titolo di questo articolo: Chi è il mio prossimo?

Ma leggiamo la storia dall'inizio.

 

"Allora ecco, un certo dottore della legge si levò per metterlo alla prova e disse: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Ed egli disse: «Che cosa sta scritto nella legge? Come leggi?». E quegli, rispondendo, disse: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso». Ed egli gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»." (Luca 10.25-29)

 

"Chi è il mio prossimo?" chiede il dottore della legge.

E se rivolgessi a te lettore questa domanda, cosa mi risponderesti? Fermati un secondo prima di andare avanti nella lettura e pensaci.

Anche io di fronte a questo interrogativo ho cercato una risposta logica. La risposta, anzi le risposte che mi sono venute in mente sono state: la famiglia, le persone al lavoro, le persone che incontro nel quotidiano, le persone che hanno bisogno, tutte le persone che incrociano la mia esistenza.

Hai pensato anche tu alla stessa cosa? Ebbene, devo dirtelo la risposta non è così scontata come pensavo che fosse! Prosegui la lettura e sarai sorpreso nello scoprire quale è la risposta che Gesù si aspetta!

 

Nonostante la motivazione truffaldina che spinge l'uomo a fare la domanda a Gesù,  ci tengo a sottolineare la sua conoscenza culturale ossia, quest'uomo non è uno qualsiasi, è, per intenderci, uno col dottorato, col master, uno cioè che la risposta già la dovrebbe sapere, la scrittura ci dice che è un dottore della legge (per legge si intende la Torah, il Tanakh, ossia il nostro Antico Testamento), nonostante ciò fa questa semplice domanda. Gesù, seppur conoscendo la motivazione che lo ha portato a interrogarlo, gli risponde ugualmente e lo fa nel suo modo meraviglioso, ossia non dandogli la risposta bella e pronta ma prendendolo per mano e facendogli vivere da osservatore una storia, un quadro che dipinge di fronte a lui, affinché dopo un determinato ragionamento, sarà il dottore stesso a trovare la risposta alla sua domanda.

 

Perché, se ci rifletti bene, la risposta che tu stesso hai elaborato, pensato, cercato, rimane nel tuo cuore, è veramente tua e nessuno te la può togliere, mentre la risposta che ti viene data bella e pronta, non viene realmente assimilata e rischia di essere dimenticata..

 

Quando Gesù insegna non gli interessa che tu sappia, ma che tu viva.

 

Se sapete queste cose, siete beati se le fate. (Giovanni 13:17)

 

Così, come già detto, Gesù, lo mette nelle condizioni di trovare lui stesso la risposta alla domanda: chi è il mio prossimo?

Ed ecco qui che racconta la famosa storia del buon samaritano.

 

"Gesù allora rispose e disse: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei ladroni i quali, dopo averlo spogliato e coperto di ferite, se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada e, veduto quell'uomo, passò oltre, dall'altra parte. Similmente anche un levita si trovò a passare da quel luogo, lo vide e passò oltre, dall'altra parte. Ma un Samaritano, che era in viaggio, passò accanto a lui, lo vide e ne ebbe compassione. E, accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. E il giorno dopo, prima di partire, prese due denari e li diede al locandiere, dicendogli: "Prenditi cura di lui e tutto quello che spenderai in più, te lo renderò al mio ritorno". (Luca 10.30-37)

 

Il protagonista è lui, il famoso samaritano citato all'inizio di questo articolo.

Prima di andare avanti, ora che abbiamo letto la parabola, se rifacessi a te lettore la domanda "chi è il prossimo" in questa storia, cosa mi risponderesti?

Molto tempo fa io avrei risposto senza pensarci due volte: l'uomo che è stato assaltato dai ladroni.

Ma vedete ecco la cosa che mi ha più colpito leggendo il testo, un qualcosa che non mi ero mai accorta. Quando leggevo questa parabola mi sono sempre soffermata a pensare a COSA aveva fatto al samaritano, ma non a CHI era il samaritano.

 

Gesù,  dopo aver raccontato accuratamente la storia, rigira al dottore la domanda che lui gli aveva posto al principio:

 

"Quale dunque di questi tre (sacerdote; levita; samaritano - ndr) ti pare sia stato il prossimo di colui che cadde nelle mani dei ladroni?»." (Luca 10:36)

 

Chi è stato il prossimo dell'uomo ferito?? Ma come?! Non chi era il prossimo del samaritano (e del levita e del sacerdote) ossia l'uomo ferito,  ma chi per l'uomo ferito era il prossimo!

 

Perché a quanto pare, per il nostro Messia, il fatto di aiutare e soccorrere chi ha bisogno dovrebbe essere scontato per un figlio di Dio! È logico e ovvio che tutti sono il mio prossimo, tutti dalla persona cara al perfetto sconosciuto.

 

Ma guardate che meraviglia questa frase: chi è il prossimo dell'uomo ferito?

Alla luce di ciò, la domanda esatta che bisogna fare a se stessi non è "chi è il mio prossimo" ma: "sono io il prossimo di chi ha bisogno?"

 

Gesù ci dice chiaramente che sono io che mi devo preoccupare di essere il prossimo di qualcuno, io mi devo approssimare a chi ha bisogno! Io devo essere il prossimo di qualcuno, un prossimo che aiuta, che risolve, che ha una soluzione, che dona.

 

Quindi analizzando la mia vita alla luce di questa parabola: Vado oltre (come il sacerdote e il levita) o mi approssimo (come il samaritano)?

 

Il dottore della legge alla luce di questo splendido quadro dipinto da Gesù, risponde correttamente:

 

"E quello disse: «Colui che usò misericordia verso di lui». Gesù allora gli disse: «Va' e fa' lo stesso anche tu»." (Luca 10:37)

 

Và e fai lo stesso tu.

 

Che cosa ci impedisce di essere prossimo di qualcuno? Io ho individuato almeno due motivi principali:

  1. Egoismo - gli altri non esistono. Esisti tu. Non posso, non ho tempo. Non posso non è affar mio.

  1. Vittimismo - gli altri esistono ma solo come capro espiatorio; gli altri esistono ma solo per accusarli; gli altri esistono ma solo perché possano notarti, confortarti. Si è troppo occupati a piangere su se stessi, troppo occupati a dare la colpa a qualcuno, troppo occupati a lamentarsi, troppo occupati a vedere noi stessi per riuscire a vedere il prossimo.

"Ama il tuo prossimo come te stesso" (Mt 22.39) 

Sono due facce della stessa medaglia. Tu e l'altro. Indissolubilmente uniti. Non puoi amare il prossimo se non ti ami, devi amare il prossimo come se fossi tu, tu sei il prossimo. Per amarlo devo mettermi nei panni dell'altro: cosa vorrei se fossi al posto suo?

 

Amore e azione sono totalmente legati. Magari quel sacerdote e quel levita durante la loro funzione religiosa hanno persino pregato per i meno fortunati, ma entrambi al momento di mettere in azione l'amore sono passati oltre! 

 

C'è da fare poi un'ultima e importante considerazione al riguardo di questa storia. L'uomo ferito nella parabola che Gesù racconta non ha un volto, non viene specificata la sua nazionalità, la provenienza, la lingua, non appartiene a nessuna categoria e quindi Gesù ha voluto essere chiaro su una cosa:

"TUTTI POSSONO ESSERE IL TUO PROSSIMO E TU DEVI ESSERE IL PROSSIMO DI TUTTI."

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