La storia di Zaccheo #1 - OSARE

March 16, 2017

 

"Poi Gesù, entrato in Gerico, l'attraversava; ed ecco un uomo, chiamato Zaccheo, il quale era il capo dei pubblicani ed era ricco. Egli cercava di vedere chi fosse Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e salì su un sicomoro per vederlo, perché egli doveva passare di là. E, quando Gesù arrivò in quel luogo, alzò gli occhi, lo vide e gli disse: «Zaccheo, scendi giù subito, perché oggi devo fermarmi in casa tua». Ed egli scese in fretta e lo ricevette con gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano, dicendo: «Egli è andato ad alloggiare in casa di un uomo peccatore». Ma Zaccheo si alzò e disse al Signore: «Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho defraudato qualcuno di qualcosa, gli restituirò quattro volte tanto». E Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anche costui è figlio d'Abrahamo. Perché il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Luca 19.1-10)

 

La Bibbia di quest'uomo ci dice: il nome, l'occupazione, la situazione finanziaria e l'altezza. Questo ci aiuta a farci un'idea ben precisa del tipo di persona che abbiamo davanti."

 

Partiamo dall'occupazione.

Nell'antica Roma era detto pubblicano un dipendente del governo d'occupazione romano che aveva il compito di raccogliere i tributi. Nel nuovo testamento sono citati più volte ed erano disprezzati perché alleati col dominatore romano e considerati peccatori pubblici. Il loro peccato, secondo il comune modo di pensare, non può conoscere redenzione. Essi, ebrei, approfittano dell’invasione sacrilega dei romani per un loro personale vantaggio. Essi erano odiati per la loro scelta di stare dalla parte degli invasori, e anche perché con questo lavoro tenevano una parte dell’estorsione per sé. Erano per questo considerati dei “venduti”, al pari delle prostitute.

Per comprendere la loro condizione bisogna immaginare una cultura come quella ebraica in cui la malattia è segno della maledizione di Dio, tanto che il malato stesso si convince di aver fatto qualcosa di male per essere ridotto da Dio in quello stato. E non solo la malattia, anche il peccato pubblico, risaputo da tutti, è segno della maledizione divina. Se uno poi è considerato “maledetto da Dio” diventa oggetto di scherno e disprezzo da parte degli uomini.

 

La situazione finanziaria.

Gerico rimaneva nella frontiera con la Transgiordania, una ragione prospera a quell'epoca, e Zaccheo guadagnava una percentuale sul lavoro di tutti gli altri pubblicani del distretto.

Diciamo quindi che economicamente era un uomo arrivato. Non poteva desiderare altro. Ma religiosamente parlando era considerato un rifiuto, un traditore, un peccatore pubblico. Aveva il denaro ma non la stima dei suoi compari, del suo popolo.

 

Il suo nome.

È molto significativo perché Zaccheo vuol dire "puro, brillante, luminoso, pulito". Nella cultura ebraica il nome non si dava prima della nascita, perché il nome segnava il destino del bambino e quindi si doveva vedere il temperamento. E a questo bambino diedero il nome di puro, pulito. Le scelte della sua vita sembrano però averlo portato molto lontano dal significato di questo nome e quindi dal suo destino.

 

Ma ecco che Gesù appare sulla scena. E deve essere apparso prima nei suoi pensieri. Deve ovviamente averne sentito parlare e quello che ha sentito deve essergli piaciuto al punto da suscitare in lui una curiosità che non conosce vergogna. Si mischia alla moltitudine, a quella moltitudine di ebrei che lo considerano una maledizione, ma a causa della statura non riesce a vederlo e così decide di salire su un sicomoro. Interessante vedere come un limite fisico non sia stato per lui un impedimento per raggiungere il suo obiettivo. Non si è lamentato, non si è auto-commiserato ma è stato ingegnoso e audace nel trovare una soluzione. Mi ricorda un proverbio africano famoso: "chi vuole sul serio qualcosa trova una strada, chi non lo vuole trova una scusa."

O come disse il Goethe: “Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia.” 

 

Osare implica non guardare le circostanze e non ascoltare le critiche del prossimo. Essere coscienti dei propri limiti ma non esserne spaventati e cercare di migliorarsi sempre.

C'è un detto rabbinico estremamente famoso nel mezzo giudaico: «Se non sono io per me, chi sarà per me? E se non ora... quando?»

Zaccheo decide di non farsi influenzare dalla negatività del suo prossimo e non gli importa neanche di fare brutta figura e così sale su un albero, un sicomoro per la precisione. Sicomoro nell'Antico Testamento si trova sempre e solo al plurale, anche se viene tradotto a volte al singolare, come in questo caso, ma in ebraico lo troviamo sempre al plurale. Interessante. È ovvio che c'è un significato dietro. Nella lingua ebraica non esistono i numeri ma ogni lettera rappresenta un numero, per esempio la lettera "א" oltre a rappresentare la alef ha valore di 1. Facendo quindi la somma delle lettere che compongono la parola "sicomori" otteniamo: 490, che è lo stesso numero che viene fuori dalla parola "redenzione". Per noi questo non ha molto senso, ma è molto importante per coloro che studiano il Tanach nella sua lingua originale, perché niente è per caso. La Bibbia ci tiene a dirmi che tipo di albero è, e quindi scavando so che trovo il motivo di questa precisazione.

Zaccheo fa il suo primo passo verso la redenzione, e non deve aspettare molto perché essa gli vada incontro a sua volta.

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