Restaurando Gerusalemme - Restaurando Noi Stessi #4

January 16, 2017

Continuiamo il viaggio che abbiamo iniziato attraverso le dodici porte di Gerusalemme e in questa quarta parte vedremo nello specifico la porta delle Acque, la Porta dei Cavalli e la Porta Orientale. (cliccare qui per i precedenti articoli #1 - #2 - #3)

 

7. Porta delle Acque

Questa porta viene nominata nel libro di Nehemia più di tutte le altre. Fino ad ora il verbo che incontriamo riguardo alle altre porte è "costruire" o "riparare":

Costruirono la porta delle Pecore (Ne 3.1); costruirono la porta dei Pesci (Ne 3.3); restaurarono la porta Vecchia (Ne 3.6); ripararono la porta della Valle (Ne 3.13); riparò la porta del Letame (Ne 3.13); riparò la porta della Sorgente (Ne 3.15).

Qui invece nessuno di questi verbi appare.

La porta delle Acque non ebbe bisogno di riparazioni.

 

I Nethinei, che abitavano sull'Ofel, fecero riparazioni fin davanti alla porta delle Acque, verso est, e di fronte alla torre sporgente. Nehemia 3:26

 

Beato l'uomo […] il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d'acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà. Salmo 1:1-3

 

Le acque rappresentano la Parola di Dio. E nessuno può riparare la Parola di Dio.

 

Giunti alla porta della Sorgente, salirono direttamente per la scalinata della città di Davide, dove le mura salgono sopra la casa di Davide, fino alla porta delle Acque, a est. Nehemia 12:37

 

Perché viene specificato che è ad est? Perché ad est è dove sorge il sole, perché la Parola di Dio è come una luce che entrando nella nostra vita dissipa le tenebre. Attraverso la Parola noi riceviamo luce divina.

 

Come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola. Efesini 5:25b,26

 

Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza che era davanti alla porta delle Acque; dissero poi ad Esdra lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè che l'Eterno aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, donne e di tutti quelli capaci di intendere. Quindi lo lesse sulla piazza che sta davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar del giorno fino a mezzogiorno, davanti agli uomini, alle donne e a quelli capaci di intendere; e le orecchie di tutto il popolo stavano attente al libro della legge. Nehemia 8:1-3

 

L'immagine che questo versetto ci dà è di una forza straordinaria. Il popola si raduna "come un sol uomo". Non ci sono divisioni di nessun tipo e ci mostra un'idea chiara di unità. Tutti si sottomettono all'autorità della Parola, e si lasciano "lavare" da essa.

 

L’acqua è la Parola di Dio, e proprio come l'acqua non possiamo vivere senza di essa o rimanerne lontani per più di tre giorni. Si può digiunare ma non ci si può astenere dal bere, così come non dovremmo stare senza bere della Parola.

Cosa accadde quando il popolo terminò di udire il libro della Legge?

 

Allora tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandar porzioni ai poveri e a festeggiare con grande esultanza perché avevano compreso le parole che erano state loro spiegate. Nehemia 8:12

 

La conoscenza e la comprensione delle Sacre Scritture portano gioia e libertà.

 

8. Porta dei Cavalli

Fin qui abbiamo potuto vedere come le porte di Gerusalemme ci guidino da una preparazione ad un'altra. E ora arriviamo a questa porta. In antichità i cavalli erano usati per la guerra. Nel momento in cui abbiamo ricevuto la sorgente e abbondiamo dell'acqua della Parola, noi siamo pronti per la battaglia.

 

Quando il re di Israele disse a Giosafat, re di Giuda: «Verresti a combattere con me a Ramoth di Galaad?». Giosafat rispose al re d'Israele: «Conta su di me come su te stesso, sulla mia gente come sulla tua gente, sui miei cavalli come sui tuoi cavalli». 1Re 22:4

 

L'espressione "sui miei cavalli come sui tuoi cavalli" sta ad indicare che il re poteva contare sulla sua forza di guerra.

 

Preparate lo scudo piccolo e grande e avvicinatevi alla battaglia. Bardate i cavalli e, voi cavalieri, montateli; presentatevi con elmi, lucidate le lance, indossate le corazze! Che cosa vedo? Essi sono sbigottiti e si volgono indietro; i loro uomini prodi sono sconfitti e fuggono precipitosamente senza neppure voltarsi; tutt'intorno è terrore», dice l'Eterno. Geremia 46:3-5

 

Era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: "La Parola di Dio". E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. Apocalisse 19:13,14

 

Ricordiamoci che le porte sono in circolo, è qualcosa che si ripete, e tutte sono legate tra loro, collegate, tutte devono essere funzionanti, altrimenti è impossibile uscire pronti per la battaglia.

Quando si parla di battaglia, non si intendono quelle battaglie della vita che tutti, credenti o meno, affrontano. Si intende la battaglia spirituale che guerreggiamo quando alziamo la bandiera di Dio.

 

Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi; e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. Apocalisse 2:2,3

 

Si tratta di combattere, perseverare, rinunciare, soffrire, sopportare per amore del Suo Nome.

È quel "buon combattimento" che l'apostolo Paolo ha combattuto fino alla fine:

 

Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. 2Timoteo 4:6

 

E lo stesso Paolo esorta Timoteo, suo figlio nella fede, a sostenere e perseverare in questo combattimento:

 

Ti affido questo incarico, o figlio Timoteo, in accordo con le profezie fatte in precedenza a tuo riguardo, perché tu conduca in virtù di esse un buon combattimento, avendo fede e buona coscienza. 1Timoteo 1:18,19a

 

Contro chi combattiamo? Non di certo contro il coniuge, contro il capo o contro persone che ci hanno fatto del male.

 

Poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti. Efesini 6:12

 

Scegliere di restaurare questa porta e passarvi per essa è avere piena coscienza di chi siamo in Cristo e di cosa siamo chiamati a fare.

 

9. Porta Orientale

Dopo aver detto queste cose, egli andava avanti salendo a Gerusalemme. E, come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli, dicendo: «Andate nel villaggio di fronte, entrando nel quale troverete un puledro di asino legato, su cui nessun uomo è mai salito; scioglietelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda perché lo sciogliete, direte loro così: "Il Signore ne ha bisogno"». E quelli che erano stati mandati andarono e trovarono come egli aveva loro detto. E, mentre scioglievano il puledro, i suoi padroni dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?». Ed essi dissero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù e, gettate le loro vesti sopra il puledro, vi fecero montare Gesù. E, mentre egli avanzava, stendevano le loro vesti sulla strada. E, quando egli fu vicino alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano visto, dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi». Luca 19.28-38  (Stesso passaggio riportato in: Mt 21.1-11; Mr 11.1-10; Gv 12.12-15)

 

È da questa porta che, secondo la tradizione, Gesù è entrato in Gerusalemme.

 

C'è una credenza secondo cui nella valle tra il monte Sion e il monte degli Ulivi ci sarà il giudizio finale. Tutte e tre le religioni monoteiste credono a questo e non a caso tanto gli ebrei come i musulmani hanno costruito lì i loro cimiteri perché credono che chi viene sepolto lì sarà tra i primi a resuscitare nel giorno del giudizio finale.

 

Nel 1517 il sultano Solimano il magnifico, di cui abbiamo parlato nella prima parte del nostro studio, dà il via a grandi opere di ristrutturazione e di ampliamento includendo la parte della Porta dorata. Gli archeologi hanno potuto riscontrare che su questo muro sono visibili tre periodi: quello di Salomone, quello di Erode e quello islamico.

 

 

 

  

 

 

          I musulmani conoscevano la profezia che il salvatore, il Messia, sarebbe entrato da quella porta con i suoi soldati.

 

Poi l'Eterno uscirà a combattere contro quelle nazioni, come combatté altre volte nel giorno della battaglia. In quel giorno i suoi piedi si fermeranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme, a est, e il monte degli Ulivi si spaccherà in mezzo, da est a ovest, formando così una grande valle; una metà del monte si ritirerà verso nord e l'altra metà verso sud. Allora voi fuggirete per la valle dei miei monti, perché la valle dei monti si estenderà fino ad Atsal; sì, fuggirete come fuggiste davanti al terremoto ai giorni di Uzziah, re di Giuda; così l'Eterno, il mio DIO verrà, e tutti i suoi santi saranno con te. Zaccaria 14:3-5

 

Fu per questo motivo che il sultano chiuse la porta dorata, per impedire che il Messia vi entrasse, e per maggior sicurezza fece costruire proprio lì davanti il cimitero arabo, perché se il Salvatore fosse stato davvero un sacerdote come le Scritture dicevano, come tale non avrebbe potuto calpestare un cimitero per non contaminarsi.

 

Nel 1969 l'archeologo James Fleming stava facendo delle ricerche sulla porta dorata, il terreno cedette sotto di lui e ciò che vide fu incredibile. Fece una caduta di circa due metri, quando si rese conto che non si era fatto  male, si alzò e si guardò intorno. Notò che oltre alla tomba e alle ossa sul muro esattamente sotto alla porta dorata, c'era un arco. Capì quindi che sotto la porta dorata c'era un'altra porta dello stesso formato che risaliva al tempo di Gesù, o addirittura di Salomone secondo i mattoni che ancora sono visibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo "dislivello" della città come era e come è oggi è chiaramente visibile dalla porta di Damasco. La città era più in basso, come ci mostrano i tanti ritrovamenti archeologici.

 

 

Il sultano volle impedire l'entrata del Messia riempiendo di mattoni la porta e collocando un cimitero. Quello che non sapeva è che, come mostra la scoperta di Fleming, esisteva un'altra porta, quella Porta Orientale dove il Messia è passato.

 

Poi egli mi condusse verso la porta esterna del santuario che guarda a est, ma era chiusa. L'Eterno mi disse: «Questa porta resterà chiusa, non sarà aperta e nessuno entrerà per essa, perché per essa è entrato l'Eterno, il DIO d'Israele; perciò resterà chiusa. Ma il principe, poiché egli è il principe, potrà sedervi per mangiare il pane davanti all'Eterno; egli entrerà dall'atrio della porta e uscirà per la stessa via». Ezechiele 44:1-3

 

Cercò di impedire una profezia che però già si era compiuta.

 

Quando Gesù entra in Gerusalemme i farisei gli chiedono di sgridare i suoi discepoli

 

E alcuni farisei fra la folla gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!». Ed egli, rispondendo, disse loro: «Io vi dico che se costoro tacessero, griderebbero le pietre». Luca 19:39,40

 

Le pietre oggi gridano che Gesù è il Messia, che Gesù è passato da qui e dopo che fu passato la porta si chiuse. Una volta che Gesù entra nella nostra vita non dovremmo farlo uscire per niente al mondo.

Per chi è in Cristo questa porta parla anche del Suo ritorno. Noi che siamo salvi, che abbiamo fatto entrare il Messia, guardiamo con speranza verso est, che sorga il sole della giustizia e attendiamo il suo ritorno.

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