Invidia? No grazie!

May 12, 2010

Nella Bibbia, la Parola di Dio, è registrato nel Salmo 73, e rimarrà scritto nero su bianco fino a che Gesù non ritornerà, uno sfogo, una chiara e inequivocabile ammissione di invidia.

Il salmista ammette, in modo molto onesto, che è stato pervaso da un sentimento che è ben lontano dall’essere cristiano: l’invidia.

Ma alla fine che cosa è l’invidia?

Invidia è un sentimento di avversione a ciò che l’altro ha e la propria persona non possiede. Questo sentimento genera il desiderio di avere esattamente quello che l’altra persona ha (possono essere sia cose materiali come qualità inerenti all’essere) e di togliere l’oggetto dell’invidia dalla persona in questione, in modo che lei rimanga senza. È un sentimento generato dall’egocentrismo e dalla superbia di voler essere più grande e migliore degli altri, non potendo sopportare l’idea che qualcun altro lo sia.

L’origine latina della parola invidia è “invidere”  che significa “non vedere”. Con il tempo questa definizione ha perso il suo significato originale e ha cominciato ad essere usato accanto alla parola cupidigia e culminò con il significato che abbiamo oggi (fonte Wikipedia.pt).

La Bibbia, nel libro di Proverbi, avvisa di non invidiare gli empi e né i peccatori. Di solito si avvisa soltanto quando c’è un pericolo, quando esiste una possibilità reale che accada quello per il quale si sta avvisando. Di conseguenza la Bibbia ci dice che esiste la possibilità che un giusto, un credente, possa provare invidia di un peccatore! È qualcosa che può accadere!

Ma invidia di cosa?

Del fatto che il peccatore dà ascolto al 100% ai desideri del proprio corpo, mentre il figlio di Dio deve stare in ogni momento attento, vigilando, crocifiggendo i desideri della propria carne, ricordando ogni giorno a se stesso che lui è morto per il peccato.

Che battaglia! Che fatica, non è vero?

Perché è necessario fare tanti sacrifici mentre l’empio fa tutto ciò che più gli piace?

Uno dei motivi è la ricompensa.

“Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma continui sempre nel timore dell'Eterno; poiché c'è un futuro, e la tua speranza non sarà distrutta.” (Pr 23.17,18).

L’empio, Il peccatore, ha già la sua ricompensa. Una ricompensa di breve durata e insoddisfacente. Il suo futuro non esiste e le sue lampade si spegneranno (Pr 24.20).

“Un cuore sano è vita per il corpo, ma l'invidia è il tarlo delle ossa”. (Pr 14.30). In altre versioni della Bibbia la parola tarlo è tradotta come “cancro”.

Il figlio di Dio, invece, ha una ricompensa che è eterna e incorruttibile.

Con i nostri gesti, con le nostre scelte, stiamo mettendo da parte un un tesoro inesauribile nei cieli, dove il ladro non giunge e la tignola non rode (Lu 12.33).

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