Le tre sedie del re

April 17, 2010

C’era una volta un re che collocò tre sedie in diverse altezze di fronte al suo trono e invitò tre nobili, suoi sudditi per una visita.

Quando questi arrivarono al palazzo il primo occupò la sedia più alta ed il secondo la sedia più bassa mentre il terzo rimase in piedi aspettando il re.

All’improvviso tutti ascoltarono un’esclamazione: “Come avete osato sedervi senza il mio consenso?”

Il re era appena entrato.

Il nobile seduto sulla sedia più alta disse: “Provengo da una famiglia che è la più nobile per questo motivo mio signore mi sono seduto sulla sedia più alta”.

Colui che stava seduto sulla sedia più bassa disse: “Mi sono seduto qui, mio caro re, perchè io merito il posto più basso, perchè io sono meno che niente”.

Quando il re domandò al terzo nobile il perchè lui fosse rimasto in piedi, questi rispose: “Il mio desiderio è conoscere la volontà del mio re, e non pensare di me stesso qualcosa contrario a ciò che sua maestà possa pensare, per questo la sedia che il mio signore mi indicherà quella sarà per me la perfetta e giusta scelta.” Udindo queste parole, il re si alzò ed innalzò le virtù del terzo uomo, dandogli una posizione più alta degli altri.

L’essere umano è definitivamente una creatura bizzarra! Quando pensi che non possa più stupirti niente eccolo lì con un a nuova sorpresa!

In verità sono due. Una si chiama sentimento di inferiorità conosciuto anche come vittimismo o autocommiserazione, l’altra invece si chiama superbia, o più comunemente chiamato orgoglio.

Caso A e caso B.

Il caso A è la vittima in questione, pensa che tutti sono contro di lei, non si sente all’altezza di niente, pensa che il mondo le cospiri contro. Tutto diventa una crisi, un disastro e una frase classica che esce dalla sua bocca è “me tapina!”

Il mondo detta determinati standard, sia di vita che di bellezza, e questo tipo di persona si sente km sotto questi stereotipi, frustrata per non riuscire in nessun modo a raggiungerli, passa la vita guardandosi allo specchio e odiando l’immagine che ne è riflessa.

Il caso B è diametralmente opposto. È il classico tipo: so tutto io, solo io so fare tutto, “I am the best”! Nessuno riesce a stargli vicino perchè questo tipo di persona fa in modo che tutti gli altri vedano la differenza enorme che passa tra lui ed il resto del mondo! Ritenendosi perfetto è difficile, per non dire impossibile, riuscire a fargli un riprensione. Non ha bisogno di insegnamenti, è lui che li da!

Gli standard che il mondo detta sono raggiunti con facilità da questo tipo di persona e per questo si sente realizzato, o almeno così sembra.

Ahi, ahi, ahi... non deve essere facile appartenere a una delle due categorie così come non deve essere facile conviverci!

Entrambe, chi in un modo e chi in un altro commettono un grande errore:

hanno pensato di se stessi diversamente di quello che è conveniente pensare!

L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani disse:

“Dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno.” (Ro 12.3)

Qual’è questo concetto sobrio? Cosa mi è conveniente pensare riguardo a me stesso? Non sicuramente ciò che il mondo dice ed esige. Il mondo non guarda gli interessi di nessuno se non i suoi. Non si preoccupa con l’effetto devastante che i suoi stereotipi possono causare nella vita delle persone che non riescono a raggiungerli.

Quando il re Davide in uno dei suoi salmi ringraziò Dio dicendo:

“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l'anima mia lo sa molto bene.” (Sl 139.14)

Non si riferiva all’immagine di bell’aspetto riflessa in uno specchio perchè questa immagine non determina chi siamo. Siamo molto più di un bel nasino alla francese o di un naso a patata che ci porta tanta tristezza! Il nostro corpo è soltanto una casa, di cui sicuramente dobbiamo prenderci cura ma di che in nessun modo dobbiamo diventarne schiavi!

Così come il nostro vero io non dipende da ciò che le persone dicono o non dicono di noi. Ciò che Dio pensa a mio rispetto, chi Lui dice che io sono, questo è veramente importante! Il resto è vanità o frustrazione.

Che possiamo, così come il terzo nobile, preoccuparci soltanto con quello che il nostro Re pensa a nostro riguardo!

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